Portare l’AI
nei processi reali.

L’intelligenza artificiale nei processi aziendali ha senso solo se toglie lavoro ripetitivo al team senza introdurre incertezza sui numeri. Nessun chatbot giocattolo o promessa vuota: i modelli servono a leggere ed estrarre dati da documenti disordinati; il calcolo di prezzi, provvigioni e scadenze resta blindato nel codice; le decisioni delicate e le relazioni con i clienti rimangono a chi ha esperienza sul campo.

Cosa delegare
alla macchina.

Attività standard con regole certe e verificabili

Bozze di risposte standard, riassunti di disciplinari e bandi lunghi, smistamento di email e ticket, estrazione di tabelle da PDF e scansioni, controlli notturni di integrità dei dati.

Cosa tenere
in mano umana.

Decisioni di margine, relazioni e casi sotto la soglia del 90%

Il rapporto con i clienti chiave, le scelte di prezzo e di margine, la convalida dei casi anomali sotto la soglia di sicurezza, il giudizio strategico su cosa merita attenzione.

L’architettura a tre strati
per l’AI in produzione.

Per non trovarsi con numeri allucinati o blocchi aziendali, l’AI va incapsulata in un flusso deterministico verificabile.

Strato 1 Cosa fa l’AI

Ingestione ed estrazione

Modelli specializzati leggono documenti non strutturati (PDF, email, disciplinari, visure), estraggono i dati essenziali e associano a ogni campo una percentuale di confidenza oggettiva.

Strato 2 Cosa fa il codice

Calcolo deterministico

Nessun modello di linguaggio tocca la contabilità, i prezzi o le fatture. Somme, provvigioni, scadenze e quadratura sono eseguite al 100% da codice tradizionale, esatto al centesimo.

Strato 3 Cosa fanno le persone

Soglia del 90% ed eccezioni

Se la confidenza del modello supera il 90%, il flusso procede in automatico. Se è sotto la soglia, il sistema si ferma e gira la riga alla persona, senza bloccare il resto dell’azienda.

Tre vincoli legali
ed operativi.

Proteggere l’azienda significa rispettare la privacy, informare i collaboratori e tutelare il mestiere delle persone.